Un parco d’innovazione a Ravenna – Kirecò

Un parco d’innovazione a Ravenna – Kirecò

Riuscire ad inquadrare il Parco Kirecò è un’operazione complessa, si tratta di fatto di un contenitore d’innovazione, situato nella cintura del verde a sud del Comune di Ravenna, in Via Don Carlo Sala.
Esso è frutto di un Project Financing compartecipato con l’amministrazione comunale e rappresenta un’iniziativa di tipo privato che andrà in dono alla cittadinanza allo scadere della convenzione.

Il parco si estende per circa 15.000 mq e attualmente ospita:

  • il fabbricato di circa 700 mq su due livelli, progettato e realizzato al fine di essere un organismo totalmente ecosostenibile;
  • l’impianto fotovoltaico da 46 Kw;
  • l’impianto di fitodepurazione con predisposizione al ricircolo delle acque;
  • un’area esterna adibita allo sviluppo psicomotorio e alla incentivazione di attività fisiche all’aperto;
  • l’area adibita al recupero di materiali indirizzati al riuso, costituita da 4 bungalow, realizzata e gestita in collaborazione con Hera S.p.a.;
  • l’orto sinergico;
  • il bosco urbano.

Considerando che l’idea nasce tra il 2007 e il 2008 e che l’agibilità è datata 2017, ci si può fare un’idea di quanto sia stata travagliata a complessa la realizzazione di questo progetto. Malgrado le modifiche, insite in processi così complessi, è rimasto inalterato il concept che oggi è incarnato dalla Vision aziendale: Kirecò è un sasso lanciato nello stagno, generando innovazione nelle sue 3 aree d’interesse: ambiente, sociale e tecnologia.

Anche il nome scelto è evocativo, Kirecò infatti è un termine creato come crasi tra due parole di origine greca Kiro, che significa mano (chiromante) e Eco che significa ambiente (ecologia). L’intenzione è quindi quella di costruire con le proprie mani qualcosa che possa rendere sostenibile l’ambiente in cui viviamo.

La ricerca di coerenza etica e morfologica ha dato vita al fabbricato come lo vediamo adesso, una cupola ellittica, come spesso viene definita, generata dall’idea di unione di due cellule, infatti nella relazione della progettista, Arch. Aida Morelli, si legge ‘due corpi di forma globosa’, prendono vita ispirandosi al mondo naturale. La forma che tende alla semisfera è anche un’espediente intelligente ai fini della limitazione delle dispersioni termiche, direttrice sempre palesata in ogni dettaglio tecnico.

Piante edificio all'interno parco Kirecò

La struttura portante è principalmente in legno lamellare, certificata dalla Rubner, e presenta una stratigrafia classica di montanti, coibentazione in lana di roccia e pannelli di OSB, essa si stacca da terra con la fondazione in cemento armato adeguatamente isolata e sollevata tramite igloo. L’impianto di riscaldamento è a pavimento, alimentato da una caldaia a pellet combinata con pompa di calore allacciata all’impianto fotovoltaico.

L’area è servita da acquedotto, ma le acque reflue vengono trattate dalla fitodepurazione e sono riutilizzate in loco previo debito controllo.
Il fabbricato ospita al piano terra un bar – ristorante, un’aula polifunzionale prevalentemente didattica adibita a corsi professionali, conferenze, fablab e laboratori di vario genere.

Al piano superiore ci sono gli uffici che gestiscono le attività del parco, alcune aziende, professionisti partner della struttura e uno spazio a disposizione per co-worker.
Il co-working è un argomento declinato nelle varie forme, infatti se al primo piano è possibile affittare mensilmente o annualmente una postazione ufficio riservata, al piano terra l’area bar (negli orai di chiusura del ristorante) è aperta ai co-worker e agli studenti al costo di un caffè.

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